IL PASSAGGIO ALL'EURO PER LE IMPRESE

 

1. I vantaggi

L'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che il funzionamento del mercato unico è stato influenzato negativamente dall'instabilità dei tassi di cambio. Infatti, le fluttuazioni monetarie hanno turbato gli scambi commerciali tra i paesi dell'Unione e l'incertezza determinata dalle fluttuazioni monetarie ha danneggiato le imprese, avendone alterato i piani di produzione, di investimento e di commercializzazione, e modificato spesso la redditività in modo imprevedibile.

Con la moneta unica si elimineranno le fluttuazioni dei cambi nei rapporti economici e finanziari fra i paesi membri ammessi all'UEM. In tal modo le imprese europee potranno organizzare le loro attività industriali, commerciali e finanziarie in maniera più efficiente, stimolate anche da una più accentuata concorrenza, dovuta soprattutto alla maggiore trasparenza e confrontabilità dei prezzi. Le imprese, pertanto, dovranno puntare al miglioramento del rapporto prezzo-qualità dei loro prodotti, obiettivo che può essere raggiunto attraverso la riduzione dei costi di produzione e dei tassi d'interesse, nonché attraverso lo sviluppo dell'attività di ricerca finalizzata alla realizzazione di prodotti sempre migliori e rispondenti alle esigenze del mercato.

Le imprese trarranno anche beneficio dalla semplificazione delle operazioni contabili, perché le fatture e gli altri documenti (ad esempio, i contratti commerciali, le cambiali, i listini dei prezzi, ecc.) faranno tutti riferimento alla stessa moneta. Inoltre, l'euro consentirà - all'interno dell'Unione - di eliminare i costi di transazione (spese per la copertura dei rischi di cambio e per le commissioni valutarie) e sarà un fattore determinante per una maggiore apertura dei mercati europei. L'ampliamento del mercato nazionale sarà più significativo per le piccole e medie imprese che non per quelle di dimensioni maggiori, poiché queste dispongono già da tempo di strumenti sofisticati per la gestione delle transazioni internazionali e dei rischi finanziari connessi.

 

2. Cosa avviene nel primo periodo si transizione
(1° gennaio 1999 - 31 dicembre 2001, al più tardi)

Dal 1° gennaio 1999 il tasso di conversione delle valute nazionali in euro non potrà più essere variato. Ciò significa che le monete nazionali dei paesi ammessi manterranno nei rapporti reciproci un tasso di cambio fisso, determinato in via indiretta dal tasso di conversione con l'euro. Ciò significa anche che i tassi di cambio di queste monete con le valute estere (non-euro) avranno le stesse variazioni in virtù del loro collegamento fisso con l'euro.

Nel primo periodo di transizione i soggetti operanti nei paesi ammessi non avranno alcun obbligo di utilizzare o di non utilizzare l'euro, ovvero saranno liberi di utilizzarlo o di non utilizzarlo (principio del "no compulsion, no prohibition"). Comunque, l'eventuale utilizzo riguarderà solo la moneta scritturale o bancaria, perché la circolazione delle monete e delle banconote denominate in euro avverrà nel secondo periodo di transizione (al più tardi a partire dal 1° gennaio 2002).

Il passaggio alla moneta unica richiederà assoluta trasparenza e chiarezza nella situazione normativa. Inoltre, è evidente che il mondo delle imprese, per poter scegliere con criteri di convenienza economica l'utilizzo o meno dell'euro, sarà fortemente condizionato dalle soluzioni adottate dalla pubblica amministrazione e dal sistema bancario. Infatti, il passaggio all'euro richiederà - sin dal 1° gennaio 1999 - che le controparti, per così dire, "istituzionali" delle imprese (amministrazione fiscale e postale, enti previdenziali, enti locali, banche, compagnie assicurative, ecc.) siano pronte a ricevere e ad effettuare pagamenti in euro.

Ne consegue che le Autorità nazionali dovranno apportare alcune indispensabili modifiche al Codice Civile per consentire l'uso dell'euro nella contabilità aziendale e nella denominazione del Capitale Sociale (artt.2423 e 2327 del c.c.). Si dovranno poi redigere nuove norme per consentire il pagamento in euro dei contributi sociali, delle imposte dirette e indirette, ecc. Come "interfaccia operativo", inoltre, sarà necessario che la Pubblica Amministrazione adegui la propria organizzazione per consentire alle imprese di pagare in euro le imposte, i contributi ecc., nonché di effettuare i relativi rimborsi in euro.

Analogamente, anche il sistema bancario dovrà adattare la propria organizzazione in modo tale che ogni operazione possa essere effettuata indifferentemente nelle due monete sin dall'inizio del 1999.

Nella prima fase di transizione le imprese ubicate nei paesi ammessi dovranno pertanto decidere quale moneta, l'euro e/o la moneta nazionale, utilizzare come valuta di conto e gestionale. In proposito, è importante sottolineare che scegliere la lira o l'euro non comporta l'eliminazione della moneta scartata. Infatti, quest'ultima nel periodo transitorio verrà trattata come un'altra qualsiasi moneta straniera, poiché le imprese si troveranno a operare in un mercato non omogeneo, dove saranno presenti sia soggetti operanti in lire sia soggetti operanti in euro.

Le imprese dovranno esaminare tutte le loro aree di attività (tesoreria, contabilità, fisco, previdenza, stipendi, fatturazioni, ecc.) e per ogni caso scegliere la moneta di riferimento. Pertanto, le alternative qui di seguito indicate, in particolare le prime due, vanno intese in maniera flessibile per tener conto delle diverse esigenze operative:

1) continuare ad operare in moneta nazionale

2) operare solo in euro

3) utilizzare sia la moneta nazionale che l'euro.

La prima opzione, operare solo in moneta nazionale, non dovrebbe comportare alcuna variazione, in quanto la fatturazione attiva, la contabilità e il bilancio continueranno ad essere in lire.

Non dovrebbero esserci quindi costi di adeguamento dei sistemi e dell'organizzazione. Tuttavia l'impresa avrà poi lo svantaggio di arrivare impreparata alla fase finale della realizzazione dell'UEM, anche se dovrà pur sempre gestire le transazioni con quelle controparti, che invece utilizzeranno l'euro e che richiederanno una fattura con la precisazione "lire pari a euro".

La seconda opzione, operare solo in euro, comporterà invece la completa conversione delle attività aziendali: la fatturazione attiva sarà in euro; quella passiva in euro o in "lire pari a euro"; la contabilità e bilancio direttamente in euro; il pagamento di imposte e tasse in euro; il pagamento di salari e stipendi in "lire pari a euro". Nella scelta di passare immediatamente all'euro non sono ravvisabili elementi contrari; anzi tale decisione consente una migliore preparazione alla fase finale.

Infine, la terza opzione, il "doppio binario", comporterà la doppia contabilizzazione in lire e in euro, nonché un sistema di doppia fatturazione. Tale opzione presenta un costo di impianto talmente elevato e una gestione così complessa da renderla senz'altro sconsigliabile.

Il passaggio immediato all'euro è pertanto da giudicare come la soluzione più efficiente per le imprese (soprattutto per quelle "aperte" verso l'estero) in quanto, oltre ad essere propedeutica per la fase finale della realizzazione dell'UEM, non comporta oneri gestionali aggiuntivi, come avverrebbe nel caso di utilizzo del "doppio binario", e non crea problemi nei rapporti con controparti operanti in euro, come avverrebbe adottando la prima soluzione.

Per quanto riguarda la fatturazione, se l'impresa sceglierà di passare all'euro sin dall'inizio del periodo transitorio, distinguendo tra fatturazione attiva e passiva, si può osservare quanto segue:

- fatturazione attiva interna in euro: per rendere più agevole alla controparte acquirente (che non utilizza l'euro) il passaggio alla moneta unica, la fattura potrà essere espressa in "euro pari a lire";

- fatturazione attiva a clienti extra Europa: tenendo conto delle esigenze della controparte, la fattura potrà essere espressa in euro, in dollari USA o in altre monete terze;

- fatturazione passiva: a fronte di acquisti in Italia e all'estero, sarebbe ovviamente preferibile ricevere fatture in euro. A tal fine sarà però necessaria una capillare azione di sensibilizzazione nei confronti dei fornitori. Diversamente è consigliabile la formula del "lire pari a euro".

 

3. Cosa avviene nell'ultima fase di transizione
(1° gennaio 2002 - 1° luglio 2002, al più tardi)

La fase finale della transizione inizierà con l'introduzione delle monete e banconote in euro e la graduale sostituzione delle monete nazionali. Le monete e le banconote in euro avranno corso legale e, per sei mesi, circoleranno parallelamente alle monete nazionali, che dovranno essere ritirate al più tardi entro il 1° luglio 2002.

Pertanto, in questo arco di tempo i consumatori e le imprese potranno usare indifferentemente l'euro e le monete nazionali; sarà quindi necessaria la doppia affissione dei prezzi, nonché l'indicazione del totale in doppia valuta sugli scontrini di cassa (euro pari a lire o lire pari a euro). Ciò comporterà per le imprese, soprattutto per quelle a diretto contatto con i consumatori, la necessità di prepararsi in tempo per affrontare adeguatamente tale periodo transitorio. Inoltre, durante questa fase, si dovrà procedere alla sostituzione delle postazioni Bancomat, delle casse automatizzate di parcheggi, biglietterie, ecc.

 

 4. Impatto dell'euro sulle diverse funzioni aziendali

Dalla precedente descrizione emerge la necessità di apportare delle profonde modifiche ai sistemi organizzativi e gestionali delle imprese. Queste devono iniziare fin d'ora a valutare l'impatto dell'euro, individuando le esigenze di addestramento del personale e di informazione alla clientela, nonché le aree in cui occorrerà effettuare gli adattamenti come, ad esempio, nei sistemi informativi e nella gestione della tesoreria e delle valute. Come già detto, nel periodo transitorio vige il principio "no compulsion, no prohibition" in base al quale non potrà essere imposto nessun obbligo o divieto legale all'utilizzo dell'euro. Pertanto, ogni impresa seguirà la strategia più conveniente e adatta alla propria realtà.

Tuttavia è di fondamentale importanza affrontare per tempo i cambiamenti, perché trovarsi impreparati può causare gravi danni alle imprese. Dovendo adattare la propria organizzazione in tempi ristretti, si rischia non solo di compiere scelte inefficienti e di sostenere costi più elevati - anche a causa della forte domanda di servizi che si avrà nella fase finale dell'introduzione dell'euro - ma anche di essere spiazzate dalle imprese concorrenti.

Con riferimento alle diverse attività delle imprese, si sottolineano i seguenti aspetti:

a) AREA TESORERIA E FINANZA

La scelta di gestire la tesoreria in lire o in euro dipenderà dalla posizione dell'impresa sul mercato (aperta o meno all'estero).

In particolare, si sottolinea che:

- il costo del denaro dovrebbe allinearsi a quello prevalente nel mercato nazionale più efficiente;

- il rischio cambi sarà limitato alle valute extra-UEM (dollaro e yen);

- si realizzeranno risparmi sulle commissioni valutarie grazie alla riduzione delle transazioni in valuta estera;

- le operazioni di cassa saranno semplificate in quanto ci saranno meno valute da gestire;

- si ridurranno le spese per pagamenti transfrontalieri;

- i mercati monetari e finanziari saranno più ampi e aumenterà la loro liquidità.

 

 b) AREA FISCO E CONTABILITA'

In vista della conversione dei bilanci in euro e con l'obiettivo di non alterare i rapporti competitivi tra le imprese europee, sarà necessario chiarire i seguenti aspetti:

- rendere omogeneo il trattamento fiscale di queste differenze in tutti i paesi aderenti all'UEM;

- emanare un provvedimento legislativo specifico che neutralizzi l'eventuale onere di una maggiore pressione fiscale: alla luce della normativa attualmente vigente in Italia, infatti, le plusvalenze potranno determinare sensibili aggravi fiscali. Analogamente la realizzazione di minusvalenze comporta l'esigenza di interventi, che ne consentano la compensazione fiscale e/o il differimento nel tempo;

 

 c) AREA SISTEMI INFORMATIVI

Le imprese, anche in vista dell'anno 2000, dovranno modificare i propri sistemi informativi. Questa modifica rappresenta il principale costo per l'adeguamento all'euro dell'organizzazione aziendale, poiché i sistemi informativi attraversano trasversalmente la struttura dell'impresa. Le applicazioni utilizzate dalle aziende possono essere:

Per i pacchetti acquistati sarà importante sensibilizzare il fornitore sulle problematiche anno 2000 e euro, richiedendo che il "software" sia certificato "anno 2000" e "euro".

Per quanto riguarda le applicazioni sviluppate internamente, come risulta da una ricerca effettuata dall'Associazione per l'Unione Monetaria Europea (AUME), è difficile compiere una stima attendibile dei costi per effettuare gli adeguamenti dei sistemi informativi, non essendo ancora ben definite tutte le nuove regole per l'euro. Tuttavia, dalle stime effettuate finora, risulta che per una media impresa con un'unica sede, l'analisi dei programmi applicativi può richiedere circa tre mesi e la fase di adeguamento dai sei ai nove mesi. I costi possono essere ripartiti su tre attività: valutazione delle modifiche necessarie, introduzione delle modifiche nei vari programmi, elaborazione ed esecuzione delle prove.

E' probabile che almeno il 90% dei programmi sviluppati dovrà essere modificato per adattarsi al problema anno 2000 e circa il 45% per poter gestire l'euro. Tali percentuali variano notevolmente a seconda dell'applicazione analizzata.

Poiché gran parte dei programmi dovranno essere modificati per l'anno 2000, è consigliabile affrontare più problematiche simultaneamente per ridurre i costi.

I fattori critici sono:

L'ampiezza degli interventi è rilevante e occorrerà creare dei gruppi di lavoro specializzati per aree di intervento, che siano in grado di presentare soluzioni e di valutare i progetti, tenendo conto dei tempi limitati per svolgere il lavoro di adeguamento.

I costi materiali e immateriali derivanti da tale adattamento potrebbero essere di un certo rilievo e dovrebbero pertanto essere ammortizzati su più esercizi.

 

 d) AREA LEGALE

Il Regolamento adottato dal Consiglio europeo il 18 ottobre scorso ha sostanzialmente risolto i problemi di carattere legale e contrattuale. Infatti, il regolamento fissa il principio della continuità dei contratti, affermando che l'introduzione dell'euro non avrà l'effetto di modificarne i contenuti e che i riferimenti a un'unità monetaria nazionale hanno lo stesso valore di un riferimento all'euro.

Tuttavia, il problema rimane ancora aperto per i contratti stipulati tra i paesi aderenti all'UEM e i Paesi terzi, che potrebbero pretendere il regolamento delle transazioni nella moneta indicata dal contratto d'origine e non accettare la sua sostituzione con l'euro.

Un'altra questione da risolvere riguarda i contratti - sia tra i paesi membri sia tra questi e i paesi terzi - che verranno stipulati nei prossimi mesi e che scadono dopo il 2001: si ritiene necessario fornire delle indicazioni alle imprese su come dovranno essere formulati tali contratti (ad es. prevedendo espressamente un riferimento all'euro e alle scadenze previste per la realizzazione dell'UEM).

Da queste ultime considerazioni emerge la necessità di un coordinamento tra i vari Paesi aderenti e di un'informazione omogenea tra le imprese dell'Unione.

 

5. I costi della transizione

I costi di adattamento che le imprese dovranno affrontare variano molto in funzione della dimensione, del tipo di attività e del mercato di riferimento. Pertanto, non è ancora possibile compiere una stima aggregata dei costi.

Assolombarda ha comunque effettuato un'analisi empirica su un campione di 8 imprese industriali, appartenenti a diversi settori, tra i 2 miliardi e i 120 miliardi di fatturato. Dall'analisi è emerso che i costi identificati dalle imprese di piccole e medie dimensioni sono essenzialmente relativi alla formazione del personale e all'adattamento dei sistemi informativi per i quali sarà necessario ricorrere a consulenti esterni. L'analisi effettuata fornisce come conclusione indicativa quella di un costo complessivo medio nell'ordine dei 100/150 milioni. Tuttavia, occorre sottolineare che tale costo non varia in maniera lineare a seconda del fatturato e che, quindi, potrà risultare proporzionalmente più rilevante per le imprese di piccole e medie dimensioni.

Per quanto riguarda le grandi imprese, le stime effettuate si riferiscono essenzialmente all'adattamento dei sistemi informatici, poiché l'attività di formazione è difficilmente separabile da altri programmi aziendali. Analisi preliminari sono state effettuate dai gruppi Pirelli e Fiat, nonché da alcune imprese multinazionali operanti in Italia. Esse indicano che i costi di adeguamento dovrebbero essere contenuti entro poche decine di miliardi.

Inoltre, per le grandi imprese si sottolinea che, tenuto conto dei vantaggi finanziari attesi dall'introduzione dell'euro, stime prudenziali fanno ritenere che l'investimento potrà essere interamente recuperato nell'arco di 2-3 anni.

Con riferimento alla revisione dei sistemi informativi, eventuali stime di costo significativamente superiori a quelle indicate potrebbero comprendere anche i costi connessi all'adeguamento all'anno 2000. Peraltro, in questi casi il costo attribuibile all'introduzione dell'euro diventa trascurabile anche in valore assoluto.

Da queste stime, per quanto approssimative, emerge comunque che i costi di adattamento per le imprese sono largamente sopportabili e ampiamente compensati dai vantaggi derivanti dall'introduzione dell'euro a condizione che si verifichino le seguenti condizioni:

a) che le scelte delle imprese vengano seguite e sostenute dal sistema bancario e dalla pubblica amministrazione con la puntuale offerta di tutti i servizi necessari per l'utilizzo della moneta unica;

b) che vi sia la disponibilità, soprattutto per le piccole e medie imprese, di consulenti, prevalentemente informatici, in grado di fornire con tempestività soluzioni efficaci e a basso costo;

c) che vi sia la capacità di ogni impresa di individuare la strategia di transizione più adeguata alle proprie esigenze.

Infine, vista l'importanza dell'attività formativa, sarà opportuno prevedere nel quadro degli strumenti nazionali e comunitari una serie di programmi di formazione sul passaggio all'euro per assicurare una preparazione di base omogenea a tutti gli operatori.

 

6. Il passaggio all'euro: aspetti metodologici

L'entità delle modifiche e la rapidità con cui devono essere introdotte dipende dalle dimensioni dell'azienda, dal settore di attività, dall'esposizione internazionale e dal grado di contatto con il pubblico. L'introduzione dell'euro, dunque, presenterà differenti gradi di complessità in relazione alla tipologia dell'impresa e del settore in cui opera.

Nelle aziende in cui l'euro comporterà numerosi adattamenti, il passaggio alla moneta unica dovrà essere gestito come un progetto della massima importanza, così come sta già avvenendo presso le imprese multinazionali. Il modello di gestione del progetto deve basarsi sulla raccolta di informazioni e sulla formazione di gruppi di lavoro che, con riferimento alle diverse funzioni aziendali, devono identificare le aree di intervento e definire la strategia per la transizione con relativo calendario e budget.

Pertanto, il primo passo che ogni impresa deve compiere è individuare un "responsabile euro", che, in collaborazione con le varie funzioni aziendali, effettui un esame approfondito dell'impatto dell'euro sull'organizzazione. Sulla base di tale esame, il "responsabile euro" predisporrà un programma di adattamento e si occuperà della sua realizzazione.

Tratto dalla monografia del Ministero del Tesoro "Dalla Lira all'Euro"


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