PROGETTO GIANO
Le potenzialità per lo sviluppo socio-economico delle regioni di confine
Friuli-Venezia Giulia e Slovenia
Si riportano le conclusioni del progetto-pilota condotto dallI.S.I.G. nel 1993 per conto della Camera di Commercio di Gorizia sulle potenzialità per lo sviluppo economico delle regioni di confine del Friuli-Venezia Giulia e della Slovenia.
Tracciare un quadro delle risorse
disponibili e potenziali del Friuli-Venezia Giulia e della Slovenia assume un significato
di particolare utilità qualora tale operazione consenta di formulare almeno l'ipotesi di
un modello di relazioni sociali ed economiche che sia capace promuovere una sempre più
intensa e fruttuosa cooperazione ed integrazione tra le aree considerate.
Solo dall'integrazione e dall'azione sinergica delle parti è infatti possibile il
prodursi di un output che le singole parti non avrebbero mai potuto conseguire utilizzando
le loro sole risorse. È, infatti, un dato consolidato dall'esperienza che gli effetti
derivanti dallo scambio e dallo sfruttamento di risorse comuni si fanno sentire, in ogni
settore: nella forza lavoro, nel know-how tecnologico ed organizzativo, nell'accesso a
reti d'informazioni o di relazioni privilegiate con altri operatori, ecc..
L'attivazione di una tale strategia dovrebbe legittimamente implicare una filosofia
progettuale che fondi se stessa almeno sui seguenti requisiti:
a) l'individuazione di obiettivi prioritari precisi;
b) la concentrazione delle risorse disponibili su un numero limitato d'iniziative;
c) una gradualità e continuità degli sforzi;
d) una concertazione tra i diversi enti pubblici e privati esistenti.
Quanto al primo punto, è tradizione consolidata che sia la vaghezza nella determinazione
degli obiettivi, sia i propositi permeati da astratti intellettualismi producono una serie
di diseconomie nei rapporti economici e nelle relazioni politico-sociali. Se da un lato,
emblematici sono le difficoltà ed i fallimenti prodottisi nella realizzazione delle
grandi utopie urbanistiche, nell'attuazione dei grandi piani di sviluppo economico e
sociale, ecc., dall'altro emerge invece la forza aggregatrice delle "piattaforme
d'intesa" costruite su basi realistiche e concrete in ogni settore della vita civile.
Lavorando su problemi concreti, determinando chiaramente quali sono le priorità da
affrontare fra i molteplici temi che si offrono alla cooperazione, cercando di dare una
risposta ad esigenze realmente avvertite, è possibile, non solo generare sinergie e
convergenze con più facilità, ma risulta anche più agevole attuare nei singoli progetti
il passaggio dall'idea alla prassi (implementation).
Anche i due punti successivi sono strettamente inseriti in questa logica della chiarezza.
Risulta, infatti, facilitata la concentrazione delle risorse disponibili se quei soggetti
chiamati a promuovere iniziative di sviluppo economico-sociale manifestano chiaramente i
loro propositi producendo un numero ridotto di progetti ma ben specificati e soprattutto
relativi a problemi concreti. Un tale atteggiamento potrebbe generare una maggiore fiducia
nel mondo imprenditoriale e rafforzare quell'indotto generalmente collegato ad ogni grossa
iniziativa pubblica.
Quanto alla continuità e gradualità degli sforzi di cooperazione, essa è più probabile
se i progetti sono più contenuti e ben specificati, in quanto più agevole risulta la
determinazione del rapporto costi-benefici e, quindi, meno probabile è l'esaurimento
delle risorse disponibili nel corso della realizzazione dei progetti.
Riuscire a stare per quanto possibile entro i termini definiti dagli accordi della
cooperazione (costi, scadenze, impegni, ecc.) accresce la reciproca fiducia tra i partners
e moltiplica le possibilità di rinnovare le occasioni d'incontro.
La prima ragione, comunque, che muove ad una cooperazione efficace e continuata dev'essere
ravvisata in un'equilibrata concertazione tra i diversi enti pubblici e privati esistenti;
solo così, infatti, possono prodursi quelle economie di scala (networks economies) che
permettono uno sfruttamento congiunto delle risorse disponibili.
L'incentivo a cooperare aumenta, infatti, se parallelamente aumenta la possibilità di
avere accesso a conoscenze difficilmente reperibili all'interno delle regioni stesse.
Questo tipo di cooperazione implica che gli scambi abbiano la natura di bene pubblico la
cui disponibilità non viene meno a colui che detiene i beni di scambio se questi vengono
trasferiti anche ad altri. Ciò soddisfa tanto al principio dell'equità distributiva
tanto a quello della massimizzazione dei profitti (riduzione dei costi) ed è quindi
appagante tanto per il privato quanto per il pubblico. Concertare un'azione comune tra
partners appartenenti a regioni che fanno riferimento a politiche ed economiche non del
tutto omogenee non è impossibile se vengono fatti salvi quei principi di base a cui più
volte nel corso della presente trattazione ci si è riferiti. Essenziale, comunque, per il
successo di una politica d'integrazione transnazionale è che si producano le ragioni
perché la competizione naturale tra le parti non tocchi mai gli eccessi
dell'aggressività e ciò è il prodotto non solo dei progressivi successi economici che
la cooperazione porta con sé, ma anche un traguardo che va perseguito con una costante
opera di educazione ai valori della pace, della solidarietà e della convivenza civile.
Se queste sono le basi che deve avere il modello di cooperazione, quelle che seguono sono
alcune proposte sulle quali poter concentrare l'attenzione in vista di un concreto
programma di cooperazione tra Friuli-Venezia Giulia e Slovenia.
a) La creazione di un fondo comune servirebbe a dotare le parti coinvolte nel processo
cooperativo di quell'autonomia finanziaria continuata nel tempo indispensabile a
costituire un osservatorio economico-territoriale stabile per la rilevazione di parametri
utili ad evidenziare necessità comuni; su questa base potrebbero essere poi realizzati
studi per specifici progetti di fattibilità. Una tale politica probabilmente
incontrerebbe il favore di quelle istituzioni sovranazionali che danno il loro contributo
economico per la realizzazione dei progetti di cooperazione e sviluppo.
b) Lo sviluppo d'iniziative che rafforzano l'eredità culturale delle due aree dovrebbe
rendere più solide le basi di conoscenza e fiducia reciproca che sono cruciali per lo
sviluppo della cooperazione anche in campo economico. La costituzione di un fondo
culturale potrebbe essere la soluzione per sostenere progetti di interesse culturale e
scientifico, organizzare convegni e manifestazioni, promuovere sempre nuovi corsi di
aggiornamento per docenti, funzionari o altro personale la cui specializzazione rileva ai
fini delle relazioni internazionali.
c) A tal fine un sensibile contributo potrebbe essere apportato anche da un impegno dei
media nella diffusione di programmi culturali televisivi e radiofonici quali telegiornali,
documentari, ecc. finalizzati a promuovere una maggiore conoscenza delle rispettive
realtà etnico-cuturali. Solo con un'azione sinergica di tutte le forze sociali,
economiche e politiche è possibile alimentare progressivamente quello spirito comune di
matrice mitteleuropea che a lungo ha informato di sé le terre contigue di Friuli-Venezia
Giulia e Slovenia.
d) L'incentivazione della collaborazione tra le diverse associazioni di categoria
rappresentative dei lavoratori, delle imprese, delle associazioni di volontariato, ecc.
oltre a creare le premesse per una più agevole dialettica d'integrazione sotto il profilo
del pubblico interesse, contribuisce a creare sul piano privato le premesse per un accordo
sempre più profondo ed autonomo fra le parti sociali.
e) La costituzione di una scuola in pubblica amministrazione, collegata al mondo
accademico favorirebbe la diffusione delle metodologie moderne nelle pubbliche
amministrazioni del Friuli-Venezia Giulia e della Slovenia. Questo, oltre a formare un
ceto dirigente sempre più preparato, faciliterebbe la vocazione delle due aree
all'internazionalizzazione.
f) La promozione dell'internazionalizzazione e dell'innovazione tecnologica nelle piccole
e medie imprese da parte delle associazioni industriali e Camere di commercio attraverso
la creazione di appositi centri d'assistenza legale e tecnologica, sarebbe destinato a
produrre nel mondo dell'impresa un processo analogo a quello promosso nella pubblica
amministrazione. La promozione d'incontri e corsi d'aggiornamento professionale tra gli
operatori dei servizi avanzati alle imprese per lo sviluppo di reti nel settore bancario,
dei trasporti, delle comunicazioni, di assistenza tributaria, di marketing, ecc. risponde
alla stessa logica della promozione tecnologica.
Va detto, infatti, che sia nel Friuli-Venezia Giulia sia in Slovenia molto già si sta
facendo tanto a livello politico, quanto a livello privato per promuovere iniziative di
tale natura. Questo deve essere un motivo di fiducia per una futura intensificazione di
quel processo d'integrazione transnazionale da cui ci si attende uno sviluppo sociale ed
economico di queste terre.
h) L'elaborazione periodica (almeno quinquennale) di piani territoriali, sociali ed
economici comuni per il prossimo futuro dovrà divenire una realtà se la presente
cooperazione interregionale vuole assumere in modo sempre più marcato la natura di
sistema integrato. I temi da affrontare sono comunque tanti e di grande peso: dalle grandi
infrastrutture all'agricoltura, dall'ambiente ai trasporti, dall'industria alla ricerca
scientifica, ecc..
g) In conclusione, per lo sviluppo di una "politica estera regionale", potrebbe
essere importante la creazione di un forum istituzionale che avvii una stretta
cooperazione tra le diverse istituzioni ed organizzazioni nella promozione delle relazioni
internazionali in campo commerciale, finanziario, tecnologico, ecc.. Esso dovrebbe avere
la funzione di vagliare i progetti proposti alla luce delle risorse disponibili e di
promuoverne la loro diffusione nelle sedi appropriate (regionali, nazionali, comunitarie,
internazionali).