Alle domande di Futuribili rispondono:
Gaetano Valenti (sindaco di Gorizia)
e
Crtomir pacapan (sindaco di Nova Gorica)
Futuribili: In un'Europa
di stati-nazione, il dialogo politico, economico e culturale avviene soprattutto tra i
grandi centri dove sono localizzate anche le grandi attività. Se questo è vero, le
città poste al di qua e al di là di un confine possono rappresentare una specie di
"umanizzazione delle relazioni", poiché in esse si svolgono attività
culturali, economiche, politiche, sportive che coinvolgono gruppi sociali con cultura ed
etnie differenti che vivono sul posto?
Valenti (Gorizia): È indubbio che
le relazioni che intercorrono tra le comunità che ineriscono ad un medesimo territorio,
ancorché frazionato da demarcazioni politico-geografiche, derivano in via prioritaria dal
"contatto" e quindi dal bisogno di una risposta empirica alle quotidiane
esigenze di scambio di informazioni, di servizi, di beni di consumo, ecc. Ciò non accade
di norma, invece, per le relazioni che si sviluppano tra i grandi centri, difficilmente
vicini ai confini e comunque portati a perseguire rapporti di "vasta scala"
piuttosto che di quotidianità. In questo senso, sicuramente, le città di confine possono
"umanizzare le relazioni" tra le rispettive comunità e tra di esse e i diversi
gruppi che, al loro interno, ne caratterizzano la composizione linguistica e culturale.
pacapan (Nova Gorica): Nei
legami tra le due Gorizie (Gorizia e Nova Gorica), c'è qualcosa di più di quanto è
stabilito dalla storia e dalla posizione geografica delle due città. La storia comune di
un millennio di entrambe le località (Gorizia e Salcano, che è parte di Nova Gorica,
festeggiano nell'anno 2001 il millennio come da documentazione scritta) ha impresso a
Gorizia un sigillo e delle caratteristiche tanto forti che il confine, dopo il 1947, non
ha potuto cancellare. I legami tra Gorizia e il retroterra di un tempo, dove si trova Nova
Gorica, sono innumerevoli. Innanzitutto, i legami di parentela fra gli abitanti, oppure il
legame con la minoranza slovena a Gorizia che, con la sua cultura e le attività
economiche, ha contribuito a rafforzare le relazioni tra le due città di confine che
hanno dimostrato, con un'esemplare collaborazione in tutti i campi, che il confine si può
eliminare. Quanto al fatto che ci sono incoraggiamenti per i contatti e l'apertura di
confine, questi derivano proprio da qui, dalla popolazione che è stata anche portatrice -
e possiamo veramente parlare di "umanizzazione dei rapporti" - di relazioni non
considerate come valide dalla politica ufficiale.
Futuribili: Quale funzione ha
svolto il governo centrale nella gestione del confine? Quali agevolazioni ha concesso?
Quali limiti ha imposto?
Valenti (Gorizia): Il confine di
stato che oggi separa le due città di Gorizia (Italia) e Nova Gorica (Slovenia) è frutto
della suddivisione dei territori tra la Repubblica Italiana e l'ex-Repubblica federale di
Jugoslavia conseguente al Secondo conflitto mondiale. Depauperando la provincia di Gorizia
della maggior parte dei territori che la costituivano, tale suddivisione ha in parte
snaturato la conformazione urbanistica della città di Gorizia, creando i presupposti per
la nascita, oltre confine, della città di Nova Gorica. Permanendo la contrapposizione
storica tra i blocchi Est-Ovest, il confine è stato gestito rigidamente a livello
statale: la freddezza dei rapporti tra i rispettivi governi centrali è perdurata a lungo,
snodandosi in una evoluzione graduale che ha avuto tappe significative negli accordi di
Udine e nel trattato di Osimo, sino al nuovo assetto determinatosi a seguito del conflitto
militare che, nel 1991, ha dissolto la Repubblica Jugoslava e, tra l'altro, dato vita al
nuovo soggetto socio-politico-economico-istituzionale della Repubblica di Slovenia. Con
quest'ultima, il governo italiano ha avviato la rivisitazione degli accordi bilaterali,
primo fra tutti quello di Osimo, tutt'ora in corso. La strumentazione normativa nazionale
in atto sulla parte italiana della fascia confinaria è indice di questo progressivo
mutamento dei rapporti: dalle norme in materia di zona franca (L. n. 1438/1948 -
contingenti agevolati diretti a favore delle industrie e della popolazione
"depauperate" dal conflitto mondiale), infatti, si è passati ad
un'incentivazione delle iniziative di pubblico interesse sul territorio provinciale (L. n.
700/1975 - fondo Gorizia) per arrivare all'incentivazione della cooperazione
transfrontaliera in senso proprio (es. L. 19/1991 - aree di confine), a fronte della
prospettata adesione della Slovenia all'Unione Europea. In tale contesto rientrano pure le
disposizioni relative alle facilitazioni di passaggio (carta d'identità) e di transito
(ampliamento delle prestazioni doganali) tra i due stati.
pacapan (Nova Gorica): Il
governo centrale, nonostante la chiusura verso i vicini, prendeva in considerazione le
esigenze degli abitanti locali e, nel 1955, stipulò con la Repubblica Italiana il
trattato di Udine che ha aperto l'allora intoccabile confine alla popolazione confinaria,
favorendo gli scambi commerciali che hanno poi portato all'accordo di Trieste e Gorizia.
Il passo conclusivo fu il trattato di Osimo, con il quale le due nazioni accolsero un
elenco di obblighi reciproci alcuni dei quali sono stati comuni e messi in atto, altri non
sono stati ancora realizzati, cosa di cui ne risentono gli abitanti dell'area di confine.
Futuribili: La rete di rapporti
internazionali della Sua città la svincolano dai limiti imposti dal confine nazionale? Se
"sì", in quale misura?
Valenti (Gorizia): Fin dal
dopoguerra, Gorizia ha ricercato un rapporto costruttivo con la vicina città di Nova
Gorica, anche per le attitudini naturali delle rispettive comunità che, nel corso degli
anni, hanno anticipato il processo di avvicinamento tra le due nazioni dando vita a
momenti spontanei di contatto e di raccordo (manifestazioni sportive, culturali,
turistiche, da ultimo anche incontri per la definizione di momenti comuni di
individuazione delle rispettive progettualità), un po' alla volta istituzionalizzati
dalle rispettive rappresentanze locali. Tale particolare situazione si è evoluta a
seguito dei recenti mutamenti negli assetti internazionali Est-Ovest, attivando ulteriori
opportunità di sviluppo anche nei confronti delle aree e dei paesi non strettamente a
ridosso del confine. Risale al 1994 la creazione di un Bic (Business Innovation Centre)
nella zona autoportuale per l'animazione di joint ventures tra imprese italiane ed
Est-europee, mentre è di poche settimane fa la missione a Kielce (Polonia) per l'avvio di
collaborazioni tra le rispettive municipalità a livello culturale, nonché di transiti e
traffici internazionali. La riconversione socio-economica del sistema confinario, e del
complesso autoportuale di Sant'Andrea nel caso di specie, rappresentano il fulcro della
progettualità goriziana, tutta mirata a fare di Gorizia e del suo naturale bacino
d'influenza un'area preferenziale di transito (e sosta) sulla direttrice euro-asiatica
Est-Ovest, anticipando in tal modo alcune negative conseguenze dovute allo spostamento dei
confini esterni della Comunità europea a seguito dell'adesione della Slovenia all'Unione
europea.
pacapan (Nova Gorica): Ogni
confine, anche il più permissivo, prevede una barriera, perciò i sindaci di entrambe le
città parlano non di eliminazione del confine, quanto di ammorbidimento. In questo caso,
io penso alle conseguenze perché il mescolamento della gente, delle merci, del capitale,
sarebbe più libero con lo scopo di una collaborazione di confine più veloce nel
territorio goriziano, specialmente in campo economico, dell'educazione, culturale e
sportivo. L'attuale stato di rapporti fra la Slovenia e l'Italia frena alquanto l'apertura
del confine. Tuttavia, io sono ottimista per il futuro. Questo esempio di vicinanza di due
città è certamente unico in Europa. Le due città, con un confine più aperto e con una
più solida garanzia della nostra prossima entrata nell'Unione europea, potrebbero con
maggior facilità avanzare programmi urbanistici e stendere in collaborazione determinati
piani: teatro, palestre e simili.
Futuribili: I cittadini della Sua
città di confine si sentono di essere diversi dai cittadini del "centro" della
nazione? Se "sì", in quale senso?
Valenti (Gorizia): Dopo un primo
momento, in cui ha sicuramente primeggiato in città un senso di abbandono da parte del
"centro" della nazione, conseguente alle mutilazioni territoriali dovute alla
Seconda guerra mondiale, i goriziani hanno vissuto con consapevolezza la particolare
situazione geo-politica del loro nucleo urbano. Di certo, il confine si è sentito; esso
corre tuttora tra le case e fa di Gorizia una delle poche città in Europa ancora separate
dal loro hinterland naturale da un confine di stato. La storia della città con il
suo passato austro-ungarico, la pluralità culturale ed in parte linguistica ha consentito
di recuperare un senso più ampio di "appartenenza". Oggi, si guarda all'antica
contea di Gorizia, ai territori dell'arcidiocesi, per cui la comunanza con "altre
genti" (il cervignanese, ma anche più lontani territori della Carinzia, del Tirolo,
del Veneto) rappresenta la riconquista di un'identità storico-culturale che rende il
goriziano sicuramente diverso dai cittadini del "centro", forse più portati ad
identificarsi con una minor pluralità di essenze, ovvero con un minor concatenarsi di
"appartenenze".
pacapan (Nova Gorica): In un
certo senso, si sentono sicuramente un po' da meno, poiché il confine, già nella
mentalità psicologica, rappresenta una limitazione e frustrazione. Però, il problema è
più nel rapporto con la popolazione del "centro" della Slovenia. D'altronde,
una tale situazione influisce positivamente sul desiderio di conoscenza in tutti i campi
degli abitanti e operatori economici di quest'area. Per questo stiamo pensando di
incentivare lo sviluppo di attività di informazione e di educazione.
Futuribili: In quale settore può
avvenire il contributo originale della città di confine alla costruzione dell'Europa:
nella collaborazione per la gestione dei servizi, nello sfruttamento degli interstizi che
leggi e regolamenti nazionali offrono all'economia, nell'ideare forme culturali e sociali
di convivenza tra gruppi culturalmente ed etnicamente diversi? Può dare una valutazione
per ciascuno di questi agenti? E in quale modo ha contribuito a questo la Sua città?
Valenti (Gorizia): Certo le
indicazioni della domanda sono interessanti e indubbiamente percorribili: gestire i
servizi (specie di trasporto, di erogazione acqua-elettricità-gas, di smaltimento rifiuti
e gestione discariche, in genere di tutela ambientale ma anche scolastici, sanitari e
socio-assistenziali) oggi è possibile e anzi più conveniente su aree vaste piuttosto che
entro gli àmbiti di ciascun territorio comunale (vedi, economie di scala); sfruttare gli
interstizi normativi è un compito istituzionale per i comuni italiani, espressamente
previsto dall'art. 9 della L. n. 142/1990 sui tre assi dello sviluppo economico,
dell'assetto e dell'utilizzazione del territorio (ivi comprese le implicazioni relative
alla tutela ambientale) e dei servizi socio-assistenziali; l'ideazione di forme culturali
e sociali di convivenza è il portato stesso del vivere democraticamente in tolleranza e
corcordia, termini che l'allora presidente della Repubblica, Cossiga, usò nel 1991
durante una sua visita in città per definire l'essenza stessa di Gorizia. In senso più
ampio, tuttavia, direi che il contributo originale delle città di confine alla
costruzione dell'Europa possa passare attraverso il ruolo che le stesse sono in grado di
prefigurarsi, nel senso della costruzione di progettualità locali che coinvolgano i
suddetti tre assi di sviluppo e perseguano gli obiettivi prioritari della riconversione
socio-economica e della conseguente integrazione dei rispettivi sistemi confinari. È
quanto sta cercando di realizzare il comune di Gorizia, da un lato rendendosi promotore di
una progettualità integrata sulla propria fascia confinaria (programma "Dimensione
Gorizia"), in grado di rendere tra di loro coerenti e compatibili i diversi
interventi proponibili sui suddetti assi di sviluppo. Ma non basta: riprendendo la
positiva esperienza avviata nel 1994 congiuntamente con il comune di Nova Gorica, nel 1995
ha organizzato il "II° incontro dei sindaci di confine", al quale hanno
partecipato i quaranta sindaci dei comuni posti lungo la fascia di confine italo-slovena.
Alla fine dell'incontro, i sindaci hanno steso il documento conclusivo a conferma della
volontà di far sì che l'integrazione fra i territori divisi da un confine cominci in
primo luogo dalla gente, su obiettivi specifici e per dare risposte concrete a bisogni
reali, e quindi prosegua nell'interiorizzazione delle rispettive identità e specificità
e dei rispettivi bisogni a livello di istituzione locale e nella conseguente proposizione
di essi ai governi centrali. L'iniziativa, che su richiesta dei sindaci mira a diventare
un vero e proprio appuntamento operativo annuale, verrà ripetuta durante il 1996 nel
comune sloveno di Bovec, a conferma del bisogno primario di conoscenza e di informazione
che proviene, innanzitutto, dalle autonomie locali, chiamate con sempre maggiore
intensità a fornire risposte concrete, in particolare sui delicati segmenti della tutela
ambientale e della valorizzazione turistico-culturale dei rispettivi territori, nel comune
interesse della loro salvaguardia e del loro armonico sviluppo.
pacapan (Nova Gorica): Per il
comune passato storico, il mix di popolazioni, gli stretti rapporti culturali, sia
fra gli sloveni di entrambe le parti del confine come pure con gli italiani a Gorizia, il
desiderio di scelta europea di entrambi i gruppi e la volontà di rafforzare positivamente
i legami fra le nazioni rappresentano il contributo originale della nostra città di
confine alla costruzione dell'Europa. A dimostrazione dell'interesse ad accrescere le
relazioni transconfinarie, sono stati organizzati due incontri tra i sindaci di confine di
Slovenia e Friuli-Venezia Giulia, dai quali sono scaturite soluzioni originali per
un'entrata comune delle due città in Europa. Le proposte poggiano su una collaborazione
fattiva in tutti i settori, dall'economia, alla cultura e allo sport. Si potrebbe avere un
miglioramento nelle relazioni economiche, con l'aiuto dell'informatica, con l'uso delle
istituzioni universitarie locali e dei corsi di perfezionamento post-diploma per lo
sviluppo delle aziende e la formazione del personale (manager), la collaborazione
fra le istituzioni sui confini per lo sviluppo della piccola e media azienda o il sorgere
di nuove aziende. Lo sviluppo economico è in stretto rapporto con il programma di
costruzione di strade e ferrovie ed infrastrutture con le quali provvederemo
all'interprogettazione di entrambi gli autoporti. Nel campo delle attività sociali, cito
le grandi organizzazioni sportive, come, ad esempio, le marce dell'amicizia fra le due
città, cui partecipano migliaia di persone, ed altre organizzazioni che già nei
cosiddetti "tempi di piombo" hanno ammorbidito il confine. Indimenticabile, è
stato il festival teatrale Alpe-Adria in cui gli spettatori di entrambe le parti hanno
partecipato alle rappresentazioni svoltesi in entrambe le città. Non dimentichiamo che
più di cento studenti di Nova Gorica frequentano la scuola media di Gorizia. Approfondite
ricerche vengono fatte in materia d'inquinamento atmosferico ed idrico, poiché i danni
ambientali non conoscono confini. Architetti di entrambe le parti hanno abbozzato un
programma urbanistico per un efficace legame tra le due città separate dal confine, ecc.
Futuribili: Guardando ai rapporti
della Sua città con le città di oltre confine, può pensare che da tali rapporti essa si
configuri come un "laboratorio della convivenza" per l'Europa? Può indicare in
quali settori e in quali forme si può dire ciò per la realtà in cui Lei vive?
Valenti (Gorizia): Il comune di
Gorizia ha assunto a livello di progettualità locale, come emerge chiaramente dalle
schede-stralcio tratte dalla bozza di relazione previsionale e programmatica per il
triennio 1996-1998, il logo "Gorizia città laboratorio", ad indicare l'
"area-sistema la cui specificità attrae su di sé, da una parte all'altra del
confine, le iniziative comunitarie connesse all'ampliamento del mercato unico europeo,
fondendole con iniziative ed obiettivi di riconversione e di sviluppo
socio-economico". In tal senso, l'area frontaliera di Gorizia e Nova Gorica si
configura quale terreno assolutamente inedito a livello europeo per lo studio, la
sperimentazione e lo sviluppo di politiche innovative finalizzate alla realizzazione di un
"sistema confinario integrato" che superi le dicotomie dei due rispettivi
precedenti diversi assetti socio-economici, pur nel rispetto e nella valorizzazione
dell'identità e delle specificità delle due città. La "città laboratorio",
infatti, ricerca per definizione un mercato del lavoro e delle imprese ed un approccio
inter-istituzionale che abituino i diversi interlocutori a collaborare in particolare
nella programmazione dei più rilevanti fattori di sviluppo, per una gestione consapevole
della risorsa ambientale reciprocamente essenziale: il bacino dell'Isonzo. Tale
impostazione, del resto, è funzionale alla necessità che la fascia frontaliera
italo-slovena nel suo complesso cerchi di trasformarsi in un sistema socio-economico
integrato, capace di proporsi all'esterno come un tutt'uno compatibile, attraverso una
promozione complessiva che tenga conto del fatto che il potenziale di mercato e la
posizione competitiva globale del "sistema confinario" siano certamente più
elevati di quelli delle sue singole componenti.
pacapan (Nova Gorica): Nova
Gorica e Gorizia sono state, per la loro collaborazione e per l'incoraggiamento dei comuni
progetti per il futuro, oggetto di numerose ricerche di gruppo; un buon numero di esse
sono state svolte dall'Istituto di sociologia internazionale di Gorizia. Ho già citato
argomenti nei quali possiamo diventare laboratori di convivenza; la maggioranza di questi
li abbiamo già presentati per il finanziamento comunitario con programmi Phare-Interreg.
Futuribili: In diverse occasioni
è stata fatta la proposta che le città di confine debbano avere uno status
speciale nell'àmbito europeo che, senza ledere i princìpi della sovranità nazionale,
offra possibilità e risorse perché sia più visibile il ruolo di laboratorio della
città di confine. Lei cosa pensa della proposta? Quali forme dovrebbe assumere un
eventuale status speciale, in termini economici, politici, giuridici, sociali e
culturali?
Valenti (Gorizia): Il discorso si
inserisce nel più ampio contesto delle diverse sfere di autonomia che gli stati nazionali
- e per quanto riguarda il Friuli-Venezia Giulia, l'istituzione regionale (che gode di
autonomia speciale e a cui compete, in base alla L. Cost. n. 2/1993, potestà normativa
primaria sull'ordinamento delle autonomie locali esistenti nel proprio territorio) -
riconoscono agli enti locali. In effetti le proposte potrebbero risultare interessanti ove
riuscissero a far riconoscere alle città di confine, nell'àmbito dei princìpi che
regolano l'Unione europea, degli status che di volta in volta aiutino, in loco,
l'integrazione tra sistemi spesso diversi ancorché non radicalmente divergenti (è il
caso delle città poste sui confini con stati un tempo appartenenti ai sistemi
collettivisti, come Gorizia rispetto alla ex-Jugoslavia e in particolare i territori posti
ad est dell'Unione europea). Al di là dello status, comunque, è importante il
riconoscimento concreto di strumenti specifici a tutela della posizione e del ruolo che di
fatto rivestono le città di confine all'interno dei delicati meccanismi di integrazione
tra i vari stati sovrani all'interno ed all'esterno dell'Unione europea: in tal senso
dovrebbero essere privilegiate soluzioni che finalizzino specificatamente risorse ed
iniziative alle città di confine che intendano candidarsi quale "laboratori di
convivenza ed integrazione", anche attraverso l'intervento diretto dell'Unione
europea nell'individuazione dei soggetti che attuano degli interventi comunitari. Concetto
riassumibile, in fondo, nello slogan: "le città-laboratorio di confine sono
azioni prioritarie nell'àmbito delle misure finanziabili a livello europeo".
pacapan (Nova Gorica): A
questo scopo, dovremmo integrare i programmi economici di gruppo, presentare una serie di
programmi realizzabili, dall'informazione degli abitanti alle organizzazioni sia culturali
che sportive, prospetti collettivi e guide segnaletiche bilingui in entrambe le città,
comuni programmi ecologici e turistici, ricerche che potrebbero essere materia di numerosi
studi universitari. Le due città, con l'istituzione di corsi universitari, potrebbero
diventare sedi decentralizzate di organi dell'Unione europea. Sarebbe anche significativo
che gli abitanti di confine potessero transitare con il semplice documento di identità
senza bisogno di passaporti o lasciapassare.
Futuribili: Quali sono le altre
vie che bisognerebbe perseguire e che Lei intende consigliare alle altre città di confine
e indicare ai lettori di Futuribili?
Valenti (Gorizia): Dal "II°
incontro dei sindaci di confine" è emerso chiaramente il bisogno di conoscersi, di
scambiarsi informazioni, di cominciare a proporre e concordare interventi concreti che
rendano possibile migliorare la vita delle rispettive comunità, ancorché spesso non
correlati a specifiche progettualità complessive fra loro integrate. Preso atto di un
tanto e in considerazione dell'importanza dell'obiettivo di riconversione e di
integrazione del sistema socio-economico confinario, i comuni di Gorizia e di Nova Gorica
hanno, da un lato, istituito, ciascuno al proprio interno, uno specifico referato
assessorile alle politiche confinarie, dall'altro proposto in occasione del suddetto
Incontro l'iniziativa congiunta di costituire un "Ufficio di riferimento e di
programma" quale primo nucleo operativo di coordinamento per le iniziative di
sviluppo e promozione del sistema confinario (c.d. funzione di segretariato per lo
sviluppo del sistema confinario), ma soprattutto quale primo strumento attivato a supporto
della volontà dei due comuni di integrare le proprie progettualità, affinché lo
sviluppo della rispettiva area di pertinenza e di influenza, nei diversi aspetti sociale,
territoriale, ambientale e, in particolare, economico, si realizzi in modo armonico ed
integrato sulla fascia confinaria nel rispetto del reciproco àmbito rappresentato, a
livello ambientale, dal bacino dell'Isonzo. Si è così cercato di individuare una prima
struttura per coordinare, sul campo, le iniziative da proporre - di volta in volta,
specularmente o in comune - a co-finanziamento europeo, grazie alla configurazione a
priori dei necessari requisiti di compatibilità ed integrabilità. Per la sua funzione di
integrazione tra aree confinarie, e quindi in diretta connessione con gli obiettivi dei
programmi comunitari "Interreg II" per la parte italiana e "Phare
Crossborder" per la parte slovena, obiettivo prioritario sarà valutarne
l'attivazione quale "struttura periferica dell'Unione europea", appunto nel
contesto della "città laboratorio". Come concepito dal comune di Gorizia,
questo strumento dovrà e potrà innanzitutto assolvere alle seguenti funzioni di massima:
a) integrazione delle rispettive aree frontaliere comunali (cura dei rapporti comunitari,
coordinamento interistituzionale, promozione del sistema socio-economico confinario sulla
fascia Gorizia-Nova Gorica); b) coordinamento delle azioni dei diversi servizi comunali
per l'accesso ai diversi finanziamenti comunitari; c) segretariato per lo sviluppo del
sistema confinario (rilevazione, prima elaborazione e diffusione di dati conoscitivi di
reciproco interesse); d) coordinamento delle progettualità; cura della comunicazione tra
i soggetti interessati alla promozione della fascia confinaria, in particolare tra i
comuni posti sul confine italo-sloveno; e) cura della comunicazione delle progettualità
locali nei confronti dei rispettivi interlocutori sul piano locale, nazionale e
comunitario, al fine di rendere visibili le iniziative di integrazione in atto; f)
partecipazione all'individuazione delle linee di marketing del sistema
socio-economico provinciale integrato sulla fascia confinaria; g) analisi di argomenti
specifici di reciproco interesse (esempio network telematico, per l'attivazione di
processi di integrazione sistemica tra le due realtà urbane e a livello di relazioni e
comunicazioni internazionali).
pacapan (Nova Gorica): Quanto
descritto costituisce una serie di realizzazioni concrete come la protezione delle zone
idrologiche e la protezione e purificazione dell'acqua, il miglioramento delle condizioni
economiche, una maggiore apertura ai turisti confinari, un programma di strade, ferrovie
ed infrastrutture, la formazione aziendale e commerciale, l'organizzazione di corsi per lo
studio delle lingue, la collaborazione delle istituzioni scientifiche che si occupano di
istruire e migliorare i rapporti tra le popolazioni confinanti, il ravvivare la cultura e
la tradizione storica, la preparazione del programma comune per la cooperazione
transfrontaliera Phare Interreg.
Estratto da:
FUTURIBILI n.3/95
Al di là dei nuovi muri. L'Europa collaborativa che viene dalle città di confine
(a cura di A. Gasparini e M. Zago)
Franco Angeli.